Quasi centomila persone da ogni parte della Campania sono scese in piazza a Napoli il 16 novembre 2013 per chiedere il piano di bonifica immediata delle zone nell’entroterra di Napoli e Caserta avvelenate da anni di versamenti di rifiuti tossici. Nel corteo anche parroci, sindaci, mondo sindacale e associazionismo. I manifestanti hanno esposto gigantografie dei “responsabili” del disastro rifiuti e foto dei parenti morti di patologie tumorali.

fiumeinpiena1Quasi centomila persone, nonostante la pioggia battente, hanno sfilato per dire no ai rifiuti tossici e chiedere un piano di bonifiche concreto e immediato nella cosiddetta “terra dei fuochi”. Sacerdoti, comitati territoriali, sindacati, associazioni di varia estrazione e vario “colore”, anche esponenti politici – rigorosamente senza simboli di partito – ma soprattutto tanti cittadini provenienti da tutta la Campania e oltre (bus anche dalla Puglia) ora chiedono un concreto passo avanti nella lotta contro l’avvelenamento di quella che un tempo fu la Campania felix! La legge sulle bonifiche promessa dal governo Letta, un serio piano di tutela da parte della Regione e al tempo stesso una concreta presa di coscienza della gente – il riferimento è alle tante micro discariche create da cittadini incuranti dei danni all’ambiente – e al tempo stesso la conoscenza dell’esatta ubicazione dei rifiuti tossici interrati (partendo dalle rivelazioni del pentito di camorra Schiavone) sono tutti tasselli di un piano fatto non solo di normative e controlli ma anche di consapevolezza e civismo. Vi è stata a Piazza Plebiscito una contestazione quando padre Maurizio Patriciello ha nominato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe.

“La Chiesa è con voi – ha iniziato Patriciello dal palco allestito in piazza Plebiscito – e il cardinale Sepe non è potuto essere qui…” e giù fischi fortissimi all’indirizzo dell’arcivescovo metropolita. Poi per Giorgio Napolitano dura contestazione. Citato sempre dal sacerdote di Caivano, il Capo dello Stato viene duramente fischiato. “È un napoletano come noi…” ripete per tre volte Patriciello, invano. Fischi anche quando dal palco vengono pronunciati i nomi dei politici che si sono avvicendati nella lunga fase dell’emergenza rifiuti in qualità di commissari straordinari, dall’attuale capo della Polizia, all’epoca prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, all’ex governatore della Campania Antonio Bassolino. Parte il coro “Assassini, assassini”. La manifestazione procede citando gli articoli della Costituzione italiana che sono stati violati.

Ai giornalisti è stato impedito di salire sul palco e la cosa ha generato battibecchi con il “servizio d’ordine”. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che aveva assicurato la sua presenza, non è al momento arrivato alla manifestazione. Il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli afferma: “Il Parlamento italiano deve convocarsi d’urgenza e dare risposte concrete ad un dramma sanitario ambientale senza precedenti”.

Don Patricello sul palco
Don Patricello sul palco

Il corteo, partito alle 14.30 a Piazza Mancini, ha visto la sua testa arrivare al Plebiscito alle 16.40, mentre la coda del corteo arriverà in piazza un’ora e mezza dopo. Dal camion con gli altoparlanti viene “sparata” musica a tutto volume, i Pink Floyd con “The wall”, davanti alla prefettura di Napoli. Tra i manifestanti c’è anche Alex Zanotelli, il padre comboniano protagonista di tante battaglie per i beni comuni e contro gli inceneritori che spiega: “Ora è necessario guardare a domani e da domani, con la forza di questa gente, organizzare il cambiamento per una bonifica di queste terre”. Tra i personaggi in piazza Plebiscito c’era anche Nino D’Angelo. Presente il capo della Fiom Cgil Maurizio Landini, il vice sindaco di Napoli Tommaso Sodano, don Tonino Palmese, referente di Libera contro le mafie. Tra le realtà associative, antagoniste e istituzionali ci sono molti dei residenti dei comuni a Nord di Napoli e nell’entroterra casertano che sono stati colpiti da patologie tumorali o che hanno perso i propri cari per queste malattie, imputate alla tossicità dei luoghi oggetto di anni di sversamenti abusivi nella “Terra dei fuochi”.

A ottobre scorso ci fu una grande manifestazione tra il Casertano e l’area del Giuglianese. In tutti i Comuni dell’entroterra aversano-giuglianese i cittadini, con le loro associazioni civiche chiedono ai Comuni di individuare le aree inquinate, di bloccare ulteriori sversamenti, di mettere in sicurezza la salute delle persone e la qualità delle produzioni locali,oggi messa sottoterra dalla fama di inquinamento della zona campana,che è arrivata in tutta Italia,ha dato vita ad iniziative di marchi commerciali laziali e lombardi,che evidenziano la produzione fuori Regione Campania della loro mozzarella, mentre altri grandi produttori di cibi di qualità italiani, temendo correttamente il rischio-contagio a tutte le produzioni agroalimentari italiane, si muovono assieme al Consorzio di tutela della mozzarella campana per chiedere alla Regione Campania interventi concreti di perimetrazione dei luoghi irrimediabilmente inquinati e bonifica, onde chiarire ciò che è da eliminare dal mercato e ciò che non lo è.

Ma anche sulla bonifica, sull’assegnazione dei fondi europei e comunitari per effettuarla, si allunga l’ombra della camorra e di un consolidato sistema affaristico-politico, che, dopo aver rovinato la campania ed il suo futuro, rischia di volere ipotecarne il futuro, gestendo il grande flusso di denaro per la bonifica. Le difficoltà riscontrate negli ultimi giorni nella gestione della gara per assegnare l’appalto per i lavori di bonifica dell’area resit a giugliano sono una spia, forse, di quanto andiamo dicendo.

Il Commissario alle bonifiche, nella scorsa settimana, anche sull’onda della straordinaria riuscita della manifestazione del 16 novembre, ha interdetto le coltivazioni in alcune aree della Terra dei Fuochi, ma i cittadini vogliono conoscere, sin dall’inizio del procedimento, cosa e dove è interdetto, come e da parte di chi, con quali controlli, effettuerà la bonifica.

Su questi punti, che evidenziano come sia stata per trent’anni una prassi normale del capitalismo italiano legale, insieme a quello camorristico, utilizzare la Campania come sversatoio, dopo aver finito di farlo in Somalia, la coscienza in risveglio dei cittadini può essere la risorsa preziosa che faccia raggiungere a questa sollevazione gli obbiettivi che si prefigge,anche cercando di non farsi disturbare da questioni di contorno, che tuttavia hanno conquistato la scena mediatica,aumentando la confusione.

Ci riferiamo,tra l’altro,allo scontro su un reportage del settimanale l’Espresso che, riportando documenti di fonte statunitense noti fin dal 2008, ha lanciato l’allarme circa la qualità dell’acqua e non solo nella zona a Nord di Napoli e nel Casertano ma anche nello stesso capoluogo partenopeo. A questa inchiesta, il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha risposto annunciando querela al settimanale con un risarcimento astronomico da un miliardo di euro. Su queste notizie non ci sentiamo di confermarne in toto la veridicità,alla luce del lavoro pure fatto dall’Azienda idrica di Napoli,ora ABC interamente pubblica,per la qualità dell’acqua erogata.

Altra questione irrisolta a Napoli è perché il Capoluogo campano non riesca ad avviare un decente piano, in tutti i quartieri, di raccolta differenziata porta a porta. Oggi in merito a questa questione, l’Assessore Comunale, nonché Vicesindaco Sodano incontrerà i Comitati civici alle 18 a Palazzo San Giacomo

Assumeremo, come ACU Campania, una iniziativa forte sulla Tares

Negli ultimi giorni, sia pure in ritardo, stanno arrivando a Napoli, come nel casertano, le bollette della Tares, la tassa sulla spazzatura, che chiede un contributo ingente ai commercianti delle nostre aree, a prescindere dalla effettiva potenzialità di produzione di rifiuti da parte loro: si è arrivati, in un periodo tragico per la nostra economia, a bollette triplicate; è possibile che tutto ciò avvenga a fronte di una qualità ancora così scadente della raccolta differenziata? Su questa questione, sulle necessarie dilazioni che consentano ai contribuenti di respirare senza essere strozzati da tempi iugulatori di pagamento, imposti dal governo nazionale, che deve mantenere la bandierina ideologico-padronale della eliminazione dell’IMU per tutti, agiremo con diffide e sollecitazioni verso gli Enti Impositori,non escludendo altre forme di protesta.

Sabato 23/11,nell’incontro a Palazzo Serra di Cassano in Napoli col Presidente Regionale Caldoro è emersa la necessità,che pare condivisa dallo stesso Caldoro, di non gravare il territorio giuglianese, dopo le eco balle, anche di un inceneritore, ma sulle responsabilità della produzione di eco balle, che sono una bomba ecologica pronta ad esplodere: sul punto a nessuna conclusione è arrivato il processo finito un mese fa davanti alla V Sezione Penale del Tribunale di Napoli che vedeva imputati i vertici della FIBE e Bassolino insieme ad alcuni sub commissari all’emergenza rifiuti proprio sul periodo dal 2000 al 2005, in cui nel 2011 era stata avanzata agli imputati del processo proprio una contestazione suppletiva sulla qualità di falso combustibile da rifiuti (CDR) prodotto durante la cd. Emergenza–rifiuti campana, sì proprio sulla qualità del CDR accatastato senza criterio a Taverna del Re a Giugliano in Campania. Aspettiamo le motivazioni della Sentenza per dare un giudizio più compiuto,ma una cosa è certa: da ora in avanti il popolo campano non vuole più farsi depredare e strumentalizzare da falsi amici e da veri nemici, interni ed esterni: la bonifica trasparente dei suoli, lo screening sanitario della popolazione a rischio richiedono una qualità del Governo pubblico dei processi ed una rimodulazione del sistema della Sanità campana, come evidenziato dalla stampa in merito all’oncologia ed alla lotta alle patologie da veleni: bisogna smetterla coi tagli e per una efficienza-efficacia del servizio che solo attraverso un profondo rivolgimento culturale, sociale, politico i cittadini campani potranno ottenere, prendendo finalmente in mano il loro destino ed imponendo questa vertenza a Roma, come a Bruxelles, in unione con altre vertenze che recuperino il “bello” ed il “buono” contro affarismi criminali e devastazione dei cicli naturali consustanziali al sistema attuale, consumistico ed inquinante.

PROSSIMO APPUNTAMENTO IL 30 NOVEMBRE

ALL’ASSEMBLEA PUBBLICA NELLA GALLERIA UMBERTO I DI NAPOLI

Il 30 Novembre è stata indetta una nuova assemblea pubblica di #fiumeinpiena.
Il luogo in cui si terrà è la Galleria Principe di Napoli (Museo Archeologico Nazionale) alle ore 16.00. I punti all’ordine del giorno saranno i seguenti:
– discussione proposte ed integrazioni alla piattaforma del 16 Novembre;
– approvazione definitiva della piattaforma del 16 Novembre;
– strutturazione e calendarizzazione di un’agenda di attività ed impegni sul territorio, per riportare l’esperienza del 16/11 alle realtà locali;
– discussione dei metodi da utilizzare per l’approfondimento dei 10 punti della piattaforma, eventualmente già aggiornati ed approvati;
– dialogo con le Istituzioni: quando, come e perché; limiti e requisiti inderogabili per l’incontro con i Ministri;
– donazioni e versamenti finanziari per rientrare delle spese del 16 Novembre.
Vi aspettiamo per continuare insieme il percorso condiviso iniziato con il#16novembre , siamo solo all’inizio !!

Il presidente ACU Campania, Avv. Nicola Vetrano

ALCUNI LINK INTERESSANTI SULL’ARGOMENTO

Avvocato esperto di diritto e tutela dei consumatori. Presidente di ACU Campania.

Il fiume in piena otto giorni dopo: bonifica immediata della Terra dei Fuochi