La mia considerazione parte dalla intelligente considerazione che fa Rosario Marra: il fallimento della Bagnolifutura, che è diventato il casus belli dell’intervento del Governo Renzi sulla vicenda Bagnoli è stato provocato da una struttura dello stesso Stato Centrale, la Fintecna, che ha presentato il ricorso di fallimento contro Bagnolifutura, probabilmente in rivalsa verso l’obbligo impostole da De Magistris di rimuovere la colmata a mare a Bagnoli, che aveva resistito anche al vaglio in duplice grado della Magistratura Amministrativa.

A questo punto, il primo nodo da sciogliere è se l’atto che firmerà Renzi spettacolarmente il 14 agosto prevede o meno lo spostamento della colmata a mare, questo è il primo metro di misura della validità di tale atto. La rimozione della colmata, decisa ormai venti anni fa, va effettuata se vogliamo avere una nuova Bagnoli, non inquinata e con un equilibrato ciclo delle correnti marine, senza quella rimozione dell’antica struttura figlia della siderurgia a Bagnoli nessuna vera bonifica di Bagnoli vi sarà.

Nessuna nostalgia per Bagnolifutura, anzi io sono favorevole all’istituzione di una commissione d’inchiesta che vagli tutta la gestione realizzatasi dal 1996 ad oggi in termini di bonifica del territorio bagnolese e di costruzione di alcuni degli insediamenti previsti dalla pianificazione comunale e sovra comunale in un’area decisiva per tutto il Paese e valuti perché si sono spesi tanti soldi, inutilmente senza guardare in faccia a nessuno; un’operazione-verità su Bagnolifutura è anche l’unica chiave per poter mantenere una gestione pubblica del processo di trasformazione di Bagnoli, che però non va data proprio a Fintecna, cioè alla società pubblica che in nessun modo vuole rimuovere la colmata, come sembra proporre il Presidente della Regione, Caldoro.

Per ciò che riguarda lo spostamento di Città della Scienza, questa decisione (che non andava lasciata al fuoco distruttore, e sulla quale Rifondazione Comunista intervenne pesantemente, fino al commissariamento della Federazione di Napoli, perché non si attuasse) va nella giusta direzione per il ripristino della linea di costa.

Infine, ultimo ma non l’ultimo, il tema chiave: la bonifica-vogliamo che a gestirla sia il Governo nazionale in rapporto con la U.E., ma ci deve essere allora, ancora di più, certezza dei tempi di attuazione, giuste dotazioni economiche, meccanismi di controllo e trasparenza da parte dei cittadini su di essa, anzitutto per restituire alla balneazione il mare di Bagnoli, per estirpare dalle terre di Bagnoli i materiali inquinanti figli della precedente attività industriale nell’area.

Con queste condizioni il Comune di Napoli può accedere alla firma congiunta, a mio avviso.

Accettare meno di questo vuol dire accettare un compromesso deteriore, che nulla risolverà dei problemi di Bagnoli, tradendo anche la proposta programmatica su cui vive questa Amministrazione napoletana.

Il 14 agosto può essere una occasione, non un passerella, ma solo a condizioni certe ed eque.

Avvocato esperto di diritto e tutela dei consumatori. Presidente di ACU Campania.

Sulla firma da parte di Renzi, Caldoro e De Magistris il 14 Agosto del protocollo d’intesa per Bagnoli
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